Cloud computing: è l’ultima frontiera dell’uso dei pc, che si trasformano e da personal, inteso come privato e di proprietà, spalmano invece i propri dati al di fuori, su server gestiti da provider. Secondo Visiongain potrebbe generare un mercato del valore di 30.6 miliardi di dollari.
In pratica, invece di gestire i propri file in locale, con il cloud computing è possibile conservare tutto su una macchina esterna, col risultato che non è più necessario avere enormi dischi fissi. Un primo esempio è stato quello della posta di Hotmail, o di Google: non è necessario scaricare le mail con il proprio programma (Thunderbird, Outlook o Eudora), perché viene messo a disposizione un enorme spazio che può contenere migliaia di mail. Da quel momento è possibile vederle sempre, tutte, via Internet, da qualsiasi terminale ci si colleghi. Alcune aziende hanno addirittura dislocato tutti i loro documenti sulle cloud, per poter permettere l’accesso a distanza da tutti i dipendenti.
Una comodità, che però ha qualche problema. La cloud è una nuvola formata da una serie di server sistemati in tutto il mondo. Ma chi assicura che questi server siano sempre disponibili? Nell’aprile scorso per esempio i server di Amazon (5 giga per ciascuno per caricare musica video, foto e documenti), hanno avuto un collasso. E per qualche ora gli utenti non hanno potuto consultare i propri materiali. Finché si tratta di fotografie delle vacanze, passi. Ma se le cloud dovessero davvero prendere piede come promettono, soprattutto per quanto riguarda l’Internet delle cose, ovvero le connessioni tra strumenti che non prevedono neppure l’intervento umano, che succederebbe se i dati fossero invece quelli legati alla salute di una persona, o al funzionamento di una macchina, per esempio un frigorifero,? Chi ci assicura infine che un cracker, ma anche un governo non democratico, non vada a curiosare nei file, o a distruggerli?
Per trovare una soluzione la Us national Science Foundation ha investito 32 milioni di dollari in un progetto intitolato Future Internet Architectures , nel quale un capitolo è proprio dedicato al cloud computing, chiamato Nebula.
Nebula è una cloud più sicura. La sua architettura è basata su una serie di punti collegati da un backbone indipendente, che continuano a verificare tra di loro la affidabilità, grazie a una serie di algoritmi che stabiliscono una serie di corsie preferenziali da punto a punto e che possono essere connessi su una Internet parallela. In pratica è come affidare un pacchetto a un corriere di cui ci si fida e a cui viene indicato un preciso recapito, e non al corriere globale.
Questo sistema potrebbe creare un futuro Internet che risolverebbe una serie di problemi: è più sicuro, è flessibile e ampliabile per nuove applicazioni, può ospitare percorsi indipendenti.